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Luigi Mulas Debois

Containers of Contents
…LMDBDC&V1203…

3 dicembre 2003 – 20 gennaio 2004

INAUGURAZIONE MERCOLEDI’ 3 DICEMBRE 2003 ORE 19
La mostra è a cura di Gianluca Marziani.

Base iniziale del progetto: la borsa
Evoluzione della borsa: verso la pittura indossabile
Borsa come accessorio centrale del quotidiano che sviluppa forma e superficie in modo complesso
Borsa come contenitore dai volumi plastici avanzati Borsa che diventa un contenitore di contenuti

Borse… containers mobili che muovono l’identità di un oggetto attraverso la personalità di chi le porta. Feticci che, attraversando il volume scultoreo e la funzione reale, si trasformano in camaleonti pittorici esclusivi, identificabili nella solitudine scultorea del pezzo unico. La borsa come prototipo di se stessa.

Luigi Mulas DeBois disegna borse con la consapevolezza dell’oggetto da grande tiratura. Sono suoi alcuni modelli che intuiscono giusti spostamenti sulla forma, sui materiali, su colori e rifiniture che imprimono la cifra di uno stile. La borsa del designer romano è ormai un oggetto riconoscibile e diffuso, frutto di ironia ed eleganza, comodità e dettagli tipici.
Ad un certo punto, però, un progetto parallelo si è insinuato nel suo sguardo colto, da sempre sensibile verso l’arte contemporanea. Ed ecco l’oggetto comportarsi come una pittura reattiva, una superficie mobile che modifica la propria pelle in relazione ai progetti artistici altrui. Così, mentre prosegue la distribuzione delle borse da negozio, alcune edizioni speciali entrano nell’esclusivo circuito artistico, affiancandosi a gallerie, mostre museali, collezioni private e produzioni di singoli artisti. Il feticcio si tramuta in uno spazio neutro da “vestire” con le immagini di opere. Entra in cortocircuito con la situazione stessa, racconta il luogo e l’arte che si sta vivendo, fornendo una documentazione creativa del contesto artistico.

Containers of Contents è un progetto nato “su misura” per l’identità della De Crescenzo & Viesti.
Il progetto complessivo si intitola LMDBAG. I singoli progetti, invece, raccolgono le iniziali dell’artista con quelle della situazione specifica e la data di apertura. Oggi, ad esempio, il nuovo lavoro si intitola LMDBDC&V1203

Accompagna la borsa una frase di Walter Benjamin, una sorta di manifesto etico che invita ad una lettura oltre le semplici immagini, valutando i riflessi concettuali, le indicazioni nascoste, i rapporti tra esclusivismo e riproducibilità.

Gianluca Marziani, curatore del progetto, completa l’operazione con uno scritto che entra per intero dentro la VERSIONEZERO, il pezzo dalla cerniera sigillata che, inutilizzabile e definitivo, completa ogni serie. Lo stesso testo scorre per frammenti in alcune borse e accompagna, in versione adeguata, l’interno di ogni borsa.

Prima installazione nel “White Box”: 24 borse (misura piccola) in una sequenza che racconta altrettante opere di artisti legati alla galleria Ad unire gli oggetti quella frase di Benjamin che corre, frammentata ma sequenziale, lungo le 24 forme. Si aggiunga la Versionezero della sequenza e una VERSIONEBIG, una specie di grande registratore che contiene la memoria fotografica delle persone coinvolte nel progetto.

Seconda installazione: 9 borse (misura media) in cui vengono raccontate le nove pareti della galleria. Su ogni oggetto, seguendo lo schema concettuale delle altre, campeggia la fotografia che riproduce la singola parete con le opere ivi allestite per l’occasione. Il segnale di un cortocircuito totale tra oggetto e luogo, forma e superficie esterna, scultura indossabile ed opera d’arte.

La borsa si tramuta in un vero feticcio

La mostra prosegue fino al 20 Gennaio 2004

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