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Davide Dormino

Lontanodentro

16 ottobre – 30 novembre 2013

Le mappe sono fatte di segni e numeri, servono per orientarci e capire dove andare; sono il codice di identificazione di un luogo ma rappresentano anche il modo di arrivarci: un progetto.
Non c’è viaggio senza mappa come non c’è costruzione senza progetto.
Davide Dormino elabora una mappa di 36 disegni per cercare di arrivare in quel luogo che é il lavoro finale. Sceglie il tema del viaggio che l’artista compie per arrivare all’opera, gli schizzi, gli studi, gli appunti, le immagini si sintetizzano in un equipaggiamento e nella ricerca di elementi dei quattro luoghi simbolo dell’esploratore classico.Su lastra metallica inchiostrata divisi in quattro zone di 9 disegni ciascuna che indicano il nord, il sud , l’est e l’ovest, sono raffigurati abiti, mezzi di locomozione, strumenti e particolari di chi viaggia nello spazio, sull’acqua, sulla terra e sotto terra. Direzioni a trecentosessanta gradi per dimostrare di non voler lasciare nulla di intentato, di voler capire tutto perché non c’è mai una sola strada. Un lavoro preliminare importante, come quello finale, con la forza del tentativo di ragionare e pianificare qualcosa che si può fare solo se ci muoviamo verso l’esterno e non verso l’interno di noi stessi, preannuncia la disperazione della forza dell’opera dove il Lontanodentro si materializza in una cascata, vulcano di fili di ferro che coprono l’intera stanza convergendo dal perimetro del soffitto al centro. Ci si può passare intorno e continuare il viaggio all’infinito ma si può decidere di entrare al centro, di superare la paura di attraversare i fili di ferro per raggiungere il centro e toccare la pietra magica che é li per terra. Una pietra simbolo che proviene da Es-Vedra isolotto del mare di Ibiza famoso come terzo polo del magnetismo terrestre: una prova del viaggio compiuto, un souvenir dell’inconscio, la dimostrazione di essere stato lontano, un lontano che diventa il dentro assoluto.

L’artista ha materializzato il ricordo infantile di un viaggio, lo ha scelto come culmine di una storia iniziata quando era bambino, dalla consapevolezza di voler fare cose diverse da quelle che facevano gli altri. Noi siamo chiamati a seguirlo nel progetto di questa impresa e guardando le incisioni abbiamo l’impressione di poterci scegliere cose che ci aiuteranno ad affrontare il pericolo della visione finale, quella che ci porta dritti dentro noi stessi, che potrebbe rivelarci la nostra incapacità di trasformarci vivendo consapevoli della forza dei nostri bisogni reali, se non troviamo il coraggio di entrare verso quella pietra salvifica.

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